“Chi non ricorda quegli uomini liberi,quei padri di famiglia prelevati, dagli squadristi in camicia nera, dalle loro abitazioni, dal letto coniugale, dagli uffici, dai posti di lavoro? Prelevati, bastonati, tradotti in carcere o massacrati davanti alle loro abitazioni o davanti alle Camere del Lavoro incendiate. Che cosa è avvenuto delle loro mogli, dei loro figli, dei loro genitori? Che cosa è avvenuto di quelle famiglie? Quanti nomi si potrebbero fare! Quanti conosciuti, quanti rimasti sconosciuti! Ma di tutti sono conosciute le loro sofferenze morali e materiali. Per venti anni mogli, figli, famiglie di antifascisti sono stati perseguitati, sono stati sottoposti al più spietato terrore. Costretti a vivere lontano dai loro cari, nel più completo isolamento. Quanti di costoro non sono più tornati, lasciando un vuoto incolmabile nelle loro case....
Ognuna di noi che si è trovata durante la guerra di liberazione nazionale, al posto della mamma, a dare l'ultimo sorso d'acqua e l'ultimo addio a un patriota che ci abbandonava per sempre senza chiedergli quale fosse la sua fede politica e religiosa, ha fatto la promessa di non dimenticare le parole che ogni volta ci venivano ripetute: “fate che il nostro sacrificio-ci dicevano i caduti-non sia stato vano”. "Ebbene, on. Colleghi, uniti con loro rinnoviamo la promessa dicendo ai nostri compagni di lotta, di sofferenza e di gloria: “Riposate in pace, finchè in Italia ci sarà un antifascista ... il vostro sacrificio non sarà stato vano ed il fascismo non passerà.
On. Gina Borellini
Medaglia d'Oro al valore militare
(da un discorso pronunciato alla Camera dei Deputati nella 1° legislatura)
Lea Cazzuoli, nata a S.Possidionio il 21 giugno 1929.
Durante un rastrellamento rimane uccisa da una pallottola vagante.
"Mia Zia Lea, nata nel 1929, è stata ferita nel tardo pomeriggio del
13/10/1944 e nello stesso giorno è deceduta all'Ospedale di Mirandola;
provo a ricostruire il luttuoso l'evento:
stava transitando lungo la via Pezzetta un ciclista quando ad un tratto
gli è stato intimato di fermarsi da parte di un fascista che
nell'occasione era nel cortile di casa, il ciclista non curandosi di
quanto intimatogli, ha proseguito la corsa ed il fascista anziché
rincorrerlo, ha pensato bene di sparare all'impazzata tra le case;
fatalità mia zia era in casa che stava preparando il pasto per il maiale
ed un proiettile di Moschetto 91 le ha perforato entrambi le reni; mio
padre Dino , fratello di Lea, all'epoca 18 enne, nel frattempo era
incappato in un rastrellamento e di conseguenza non poteva prestare
nessun aiuto alla poveretta; la trovò agonizzante in casa la mamma
Merope, per tutti Gianna, che nel frattempo era tornata a casa dal
lavoro nei campi ( si stava raccogliendo l'uva); si offrì, a suo
rischio e pericolo, di portarla in ospedale il sig. Mario Facchini,
vicino di casa, il quale la caricò su un biroccio, trainato da un
cavallo, unitamente alla mamma, la trasportò all'ospedale di Mirandola,
dove agonizzò per circa 8 ore, ripetendo più volte alla mamma, la frase "
MAMMA NON VOGLIO MORIRE!!".
Questo è il racconto che ho sentito più volte narrato da mia nonna
Cavalieri Merope, detta Gianna, Madre della Lea, e anche da Mia Mamma
Oliani Lea, che guarda caso si chiamava anche lei con lo stesso nome.
Vanni Cazzuoli"