“Chi non ricorda quegli uomini liberi,quei padri di famiglia prelevati, dagli squadristi in camicia nera, dalle loro abitazioni, dal letto coniugale, dagli uffici, dai posti di lavoro? Prelevati, bastonati, tradotti in carcere o massacrati davanti alle loro abitazioni o davanti alle Camere del Lavoro incendiate. Che cosa è avvenuto delle loro mogli, dei loro figli, dei loro genitori? Che cosa è avvenuto di quelle famiglie? Quanti nomi si potrebbero fare! Quanti conosciuti, quanti rimasti sconosciuti! Ma di tutti sono conosciute le loro sofferenze morali e materiali. Per venti anni mogli, figli, famiglie di antifascisti sono stati perseguitati, sono stati sottoposti al più spietato terrore. Costretti a vivere lontano dai loro cari, nel più completo isolamento. Quanti di costoro non sono più tornati, lasciando un vuoto incolmabile nelle loro case....
Ognuna di noi che si è trovata durante la guerra di liberazione nazionale, al posto della mamma, a dare l'ultimo sorso d'acqua e l'ultimo addio a un patriota che ci abbandonava per sempre senza chiedergli quale fosse la sua fede politica e religiosa, ha fatto la promessa di non dimenticare le parole che ogni volta ci venivano ripetute: “fate che il nostro sacrificio-ci dicevano i caduti-non sia stato vano”. "Ebbene, on. Colleghi, uniti con loro rinnoviamo la promessa dicendo ai nostri compagni di lotta, di sofferenza e di gloria: “Riposate in pace, finchè in Italia ci sarà un antifascista ... il vostro sacrificio non sarà stato vano ed il fascismo non passerà.
On. Gina Borellini
Medaglia d'Oro al valore militare
(da un discorso pronunciato alla Camera dei Deputati nella 1° legislatura)
Alfeo Martini, nato a Concordia il 12 febbraio 1907. Professione insegnante. PARTIGIANO.
Qui impiccato dopo torture .
Medaglia d'argento al valore militare alla memoria.
Motivazione: “Votatosi fra i primi alla lotta di Resistenza, svolgeva attiva e rischiosa opera di proselitismo. Ferito e catturato riusciva ad evadere dall'ospedale,tornando nelle file partigiane e partecipando successivamente a numerosi combattimenti contro l'oppressore. Di ritorno da una missione, vista la casa che lo ospitava interamente circondata, si consegnava spontaneamente al nemico per evitare sicure rappresaglie contro i suoi ospiti. Sottoposto a inumane torture, manteneva il più assoluto silenzio finchè, dopo un mese di inaudite sofferenze, veniva impiccato sulla pubblica via. Luminoso esempio di amore ed altruismo per la libertà.
S.Giacomo Roncole, 30 settembre 1944”
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