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Rino Gasparini

RINO GASPARINI "ALDO"
 
foto Rino Gasparini
 

A Rino Gasparini, comandante partigiano della 2ª zona militare della Bassa Modenese nella guerra di liberazione 1943-45, decorato di medaglia d'Argento al Valor Militare, il 25 aprile 1977 è stata intitolata la scuola elementare del capoluogo. Riportiamo di seguito un breve profilo di questo grande combattente per la libertà affinché i giovani sappiano e i meno giovani non dimentichino.

Rino Gasparini è nato a San Possidonio il 14 novembre 1924 da una famiglia di piccoli proprietari, di sentimenti socialisti, che opposero sempre un fermo e dignitoso rifiuto ad ogni sollecitazione di aderire al partito fascista.
La sua è stata un'infanzia non dissimile da quella di ogni bambino della sua condizione, vissuta in una zona di campagna, fra gente povera che subiva le conseguenze della crisi economica dell'epoca e la dura oppressione del regime fascista che impediva, con l'uso della violenza squadrista e il carcere, ogni dissenso e ogni rivendicazione ad uscire da quello stato di miseria cronica e di permanente disoccupazione. [...]
Nei primi anni di apprendistato, che sono quelli della sua adolescenza e della formazione della sua personalità, a contatto con il nuovo ambiente di lavoro e frequentando nuove amicizie, Rino si appassiona alla lettura e alla buona musica, soprattutto lirica, e comincia a prestare interesse alle vicende drammatiche di quel periodo, ormai sconvolto da conflitti e dalle aggressioni fasciste e naziste che precedono e preparano la tragedia della seconda guerra mondiale. [...] 
Chiamato alle armi nell'agosto del 1943, e tornato a casa dopo l'otto settembre a seguito dello sbandamento dell'Esercito, venne a novembre richiamato alle armi dal governo della sedicente Repubblica di Salò, sostenuta dai nazisti per mantenere l'occupazione militare del territorio italiano.
La minaccia di deportare i genitori dei richiamati renitenti e la impossibilità al momento di farli entrare con sicurezza nella completa clandestinità, consigliano l'organizzazione militare della Resistenza di invitare Rino e alcuni altri giovani come lui già organizzati nei G.A.P. (Gruppi Azione Patriottica) a presentarsi alla chiamata, affidando loro compiti precisi di sabotaggio e trafugamento di armi e materiali utili alla guerriglia che si andava organizzando in tutta la provincia.
In questo primo difficile compito Rino dimostra la sua capacità organizzativa, il suo coraggio, il suo spirito di iniziativa. [...] 
Comincia da questo momento, all'età di 19 anni, con il nome di "Aldo" la sua attività di partigiano combattente e di comandante dei G.A.P., prima di Concordia, S. Possidonio, Cavezzo, e poi di tutta la seconda zona militare comprendente i nove comuni della Bassa Modenese.
Le prime azioni che vengono compiute nella zona, e che egli dirige, mettono subito in luce le sue notevoli doti di coraggio e le sue capacità di comandante partigiano, non disgiunte da un alto senso di responsabilità che lo porta a valutare, sempre e in primo luogo, il valore della vita dei compagni che combattono al suo fianco e della vita umana in generale.
Siamo ormai entrati nel pieno della lotta armata che si salda nei mesi estivi con la lotta delle popolazioni, delle masse contadine, delle donne, che lottano con i partigiani contro la guerra, contro i crimini delle Brigate Nere (formazioni militari fasciste create per la guerra anti partigiana), contro le razzie degli occupanti tedeschi. [...]
Aldo, riconosciuto unanimemente il comandante Partigiano più prestigioso viene posto al comando di tutte le formazioni della seconda zona militare della pianura modenese.
Il suo compito, difficile e duro come quello di tutta la Resistenza Italiana costretta a battersi con armi impari contro un nemico potente e spietato, divenne più duro e difficile nei mesi che seguirono al famoso proclama del Generale Alexander, che invitava i partigiani a nascondere le armi e tornare a casa in attesa della primavera e delle armate liberatrici anglo-americane, attestate a svernare di fronte alla linea gotica apprestata dai tedeschi sulla catena appenninica. [...]
Aldo è presente nelle azioni per impedire o fare fallire i raduni di bestiame e le razzie tedesche e fasciste, non trascura alcuna possibilità di azione e si adopera perché le formazioni partigiane siano vigili ed attive in vista delle più grandi e decisive battaglie che non potranno mancare con la primavera che si approssima. Per questo si intensificano la preparazione militare e la mobilitazione politica, che raggiunge, quest'ultima, un punto notevolmente alto con le grandi e significative manifestazioni delle donne di Concordia e Camposanto del febbraio 1945 alle quali Aldo partecipa organizzando la protezione armata alle manifestanti, che invadono i Municipi protestando ed inveendo contro la guerra, contro la fame e le sofferenze imposte dai nazifascisti.
Ormai Aldo è conosciuto come un comandante Partigiano capace e prestigioso, non solo nella seconda zona dove ha svolto la sua intensa ed intelligente attività, ma anche presso il comando provinciale che, ora, in riconoscimento del suo valore, decide di affidargli il comando della Brigata "Walter Tabacchi" che organizza tutti i G.A.P. della provincia di Modena.
Ma il destino con lui è immeritatamente crudele, come era stata ed era crudele la guerra che egli aveva dovuto combattere per affermare gli ideali della Resistenza. Appena prima di partire per assumere il nuovo posto di comando e di combattimento, Aldo cade, a venti anni, accanto ad un altro eroico combattente, Amerigo Storari "Pippo", per non mettere in pericolo le persone innocenti che negli ultimi mesi, con gravissimo rischio per la loro vita, lo avevano fraternamente ospitato nella loro casa. [..]
La sua morte, avvenuta a poche settimane dalla vittoria e dalla Liberazione alla quale aveva tanto contribuito, lasciava un vuoto profondo nelle file della Resistenza e nel dolore e nella costernazione tutti coloro che avevano condiviso i pericoli, le ansie, i sacrifici di quei tormentati mesi di lotta cruenta e spietata.
Il suo sacrificio e di quanti a Concordia, in Italia e in ogni parte di Europa sono caduti combattendo per la libertà contro la barbarie disumana del nazifascismo, non è stato e mai potrà essere dimenticato, fino a che sarà onorato il sangue versato per la libertà, l'indipendenza e la dignità degli uomini.
Dal sacrificio di Aldo e di tutti i caduti della Resistenza è nata la Repubblica e la Costituzione, e nuove strade sono state aperte alla libertà, alla democrazia e al progresso sociale e civile del popolo italiano.
Lungo questa strada irta di ostacoli, la Resistenza ha continuato in questi anni il cammino aperto dai suoi caduti, per avanzare verso una società più giusta e più umana che fu il sogno e la speranza di Aldo, Comandante della XIV Brigata d'Assalto Garibaldi Remo, al quale fu riconosciuto il grado di Maggiore dell'esercito e conferita alla memoria la Medaglia d'Argento al Valor Militare.
 
Tratto da "Per non dimenticare, documenti e testimonianze a cura del Comitato per le celebrazioni del 50° anniversario della Resistenza e della guerra di Liberazione". Da pagina 41 a 44.
Curata dall'ufficio cultura del comune di Concordia sulla Secchia nel 1995.